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La pagina della poesia

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Letojanni promuove una nuova iniziativa:
“La pagina della poesia”.
Essa si prefigge lo scopo di dare visibilità ai poeti siciliani, sia che si tratti di autori noti, sia che si tratti di autori meno noti, pubblicando ogni mese una o più delle loro poesie su questa pagina del sito ufficiale del comune di Letojanni: “La pagina della poesia”, appunto. Si vuole dar loro spazio e voce, affrontando ogni mese un tema che si avverta come particolarmente stringente: o perché legato all’attualità, o perché di ampio interesse e respiro, cercando di tenere sempre presente che la grande poesia riesce a presentare temi che, sebbene possano avere una collocazione temporale e spaziale definita, riescono poi a tramutarsi, e quindi ad essere letti e vissuti, come universali: essi sempre hanno a che vedere con l’uomo e con le sue domande e le sue vicissitudini e inquietudini più profonde, e per questo si sentono immediatamente come appartenenti e vicini a tutti.

 

SETTEMBRE  2014

Per questo mese di settembre non è stata scelta una specifica tematica. Si è ritenuto opportuno pubblicare testi poetici di ispirazione e contenuti differenti.


Il primo testo, qui proposto, A Letojanni, è di un “figlio” della nostra terra che è andato a vivere altrove, Gaetano Pecorella. La sua nostalgica rievocazione è nitida sia nelle immagini che negli intenti che la muovono: l’uso del dialetto già chiarisce il desiderio di vicinanza al proprio luogo d’origine e l’inevitabile nostalgia che segna la lontananza e il distacco da quel luogo. Chiunque abbia come lingua madre il dialetto, conosce bene anche i giochi di strada che vengono richiamati e quanta forza li lega inevitabilmente alla memoria per l’intensità con cui erano vissuti.

 

La poesia viene pubblicata per gentile concessione dell'Autore, che qui sentitamente ringraziamo

A  LETOJANNI

Luntanu di la vista, ma vicina ‘nta lu cori,
cara Lotianni, si ‘u nostru ‘ranni amuri.

Quannu non stamu beni e nni pigghia ‘a malincunia,
spissu nni veni ‘i tia ‘na forti nustalgia.

E allura nni ricurdamu quann’erumu carusi,
‘nte to vaneddi a curriri, oh nostru beddu paisi!
A giucari a li briganti opuru a mmucciatedda
o cu ‘na palla ‘e pezza a giucari ‘nta vanedda;
 e ancora cu li mennuli parati a tri casteddi,
e poi a lu quadratu a giucari a li funneddi.

E rivivemu ancora li festi e prucissioni,
li jorna di la Pasqua e li Santi Nuveni,
quannu ancora scuru, ‘e cincu di matina,
tutti svigghi erumu e ‘a chiesa era china.
Ancora aricchi sentunu li canti di la strina,
auguriu d’un annu prospuru, da notti fin’a matina.

E quantu barchi c’erunu, ‘nta stati, mari mari,
sciabichi e raustini, conzi e palamidari;
e spissu luntanu era lu postu pi piscari,
e li muturi erunu ‘i brazza d’i piscaturi!

Da li giardini nostri di zagara ciaurusi,
‘rivavanu ‘nto paisi i canti maliziusi
di li raccugghituri d’aranci e di limuni,
mentri i panara voti divintavanu chini.

Ogni vintunu ‘a fera ospitava ‘a ciumara,
unni di tuttu c’era e puru li picurara.
Scinniunu di Miciuffi, Milia e Gaddidori
e lu paisi chiù ranni faciunu simbrari.

Ora chiù bedda sì, o nostra Lotianni,
ornata di cosi novi, dopu tanti anni.
‘Na bedda piazza ficiuru e puru ‘u lungomari
e ora veramenti chiù bedda pari.
Ma anchi si tu canciasti, non ti prioccupari,
pirchì la terra è ‘a stisssa e non si può mutari;
tu si comu ‘na matri e nui to’ figghi semu
e sempri, cu tantu affettu, a truvariti vinemu.

 

Le altre tre poesie qui proposte sono di un’autrice già nota a chi segue la pagina della poesia, Elisa Roccazzella, perché alcuni suoi testi sono stati resi disponibili alla lettura nel mese di aprile di quest’anno.
Le prime due poesie qui richiamate, Più che gabbiano e Agosto pittore potrebbero forse essere definite come legate al tempo che scorre, e anche ai suoi eterni ritorni. Un bimbo che corre su una spiaggia di primavera narra la meraviglia e l’ingenuità dei primi passi che ci muovono alla vita, e le scoperte che chi ha un cuore fresco accoglie con stupore e gioia, con la stessa immediatezza di un gabbiano, e anche di più...
I ritratti d’agosto spostano l’accento sulla magia della natura quando s’impone alla nostra visione con la forza dei colori e degli accenti più vivi, una sorta di celebrazione della vita e della sua forza giocosa, che dischiude paesaggi incantati. E a chiudere questa sorta di trittico si è scelta un’altra poesia, Sì... dolcezza, che celebra un tempo che non ha ritorni e ripetizioni cicliche, ma che pone l’accento sull’attimo che fugge e che la nostra vita celebra e manda per sempre a memoria quando si ha la fortuna di incontrare l’amore.

Le tre poesie vengono pubblicate per gentile concessione dell'Autrice, che qui sentitamente ringraziamo


PIU‘  CHE  GABBIANO
Attillati
nella livrea nuziale
gabbiani in festa
sulla scogliera
scrosciano risa
a pelo d’acqua.

Nel velo verginale
pura e scintillante
all’inesperto sol di marzo
si spoglia la marina.

Acerbo al cielo
corre il fanciullo
sulla fragrante riva,
gioiosa e presta
allo sbocciar di spume,
a piedi nudi
nel candido amor
della prima volta,
freme e vola
a fior dell’acqua
più che gabbiano
garrulo
all’aspro di salsedine.

 

AGOSTO  PITTORE
I prati han spruzzi di viole,
i tetti frange di sole,
il cielo
è un velo blu
che s’impiglia
tra i rami di pesco.

- Non sai che agosto
fa quadri d’autore? –


SI’... DOLCEZZA
Sì... dolcezza
nessun fantasma
si frapporrà tra noi,
nessuna tenebra
impaurirà la nostra luce.
- E’ goccia la vita di rugiada
al limitar d’una foglia –
Beviamo la freschezza,
il suo splendore
finché l’attimo l’innalza
e la sostiene.
Sì... dolcezza
siamo noi due la goccia,
la regalità del mondo